500.000 tonnellate l’anno di biocarburanti avanzati
Dal 23 luglio 2026 gli impianti lavorano oli vegetali certificati insieme alla carica fossile.

2026
Avvio della produzione
Il 23 luglio il cracking catalitico degli Impianti Nord lavora il primo carico di oli vegetali certificati insieme alla carica fossile, e ne escono biobenzine e carburante per l’aviazione. Nello stesso anno entra in funzione la sezione di pretrattamento.
2027
HVO in co-processing
Il revamping delle unità di idrodesolforazione aprirà la produzione di HVO in co-processing: gasolio rinnovabile miscelato al gasolio della raffineria. Arriveranno le prime materie prime della filiera agricola siciliana e partirà la progettazione della conversione della centrale.
2028
HVO e SAF in purezza
Partiranno i cantieri degli impianti dedicati, destinati a produrre HVO e SAF in purezza invece che in miscela. La conversione della centrale entrerà in fase esecutiva, e in Sicilia le linee di spremitura degli oli vegetali cresceranno anno dopo anno, verso le oltre cento previste al 2030.
2030
Capacità a regime
Gli impianti dedicati entreranno in esercizio e si completerà la conversione della centrale. La capacità installata raggiungerà le 500.000 tonnellate l’anno; la produzione crescerà fino al pieno regime, atteso al 2034, con l’HVO come componente prevalente accanto al carburante per l’aviazione.
Carburanti rinnovabili da materia vegetale
Molecole rinnovabili al posto di quelle fossili, dentro motori e impianti che esistono già. La transizione avviene nella materia, e tutto il resto continua a funzionare.
Carburante per l’aviazione
Gasolio per il trasporto pesante

Una filiera che parte dalla terra siciliana e attraversa il Mediterraneo
Gli impianti lavorano oggi oli vegetali certificati ISCC EU, lo standard che attesta sostenibilità e tracciabilità dall’origine alla lavorazione. In parallelo il Gruppo sta costruendo una filiera agricola italiana che porterà una parte dell’approvvigionamento a pochi chilometri dal sito.
Colza, camelina, cartamo e brassica carinata crescono su terreni marginali e abbandonati, con un fabbisogno idrico contenuto. Coltivate fra un cereale e l’altro, migliorano la fertilità del suolo e riducono l’erosione, senza sottrarre superfici alle produzioni alimentari. È il principio che governa il sito da sempre: dare valore a ciò che resterebbe inutilizzato. Stavolta la materia è la terra.
Le quattro colture
Costruire da zero avrebbe richiesto un decennio
La transizione dei carburanti liquidi richiede porti, stoccaggi e competenze di processo. In Europa pochi luoghi le riuniscono tutte, e ISAB è fra questi.